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November 10, 2016
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November 10, 2016
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Camera F

Via Cattedrale 13, Lugano
+41 (0)76 558 50 88
info@opening.ch
www.cameraf.ch

In programma durante Open Gallery:

Esposizione #1-extension “Barcodes”
Visionari paesaggi dickiani, fotografia astratta. A cura di Matteo Fieni
Sabato 03.12.2016 ore12:00 ­alle ore 21:00. Dal 04.12.2016 ­al 04.03.2017 (su appuntamento) 
 

In “Camera F” emergono alcuni processi appartenenti alla sfera della fotografia. La “F”, che è l’iniziale del cognome “Fieni”, combacia con quella di “Fotografia”, le cui rispettive prime lettere ora si riassumono in un segno distintivo. Nelle intenzioni dell’artista “F” diventa un marchio, e nasce per rispondere a esigenze di archiviazione personali, lasciando contemporaneamente una traccia che possa fungere da segno per chiunque apprezzerà ripercorrerne la storia. La “Camera” è quindi anche un omaggio a quella obscura (o chiara del Barthes). I riferimenti proseguono con l’inglesismo “camera” (v. macchina fotografica) o “dispositivo” con Foucault. In questo caso poi “camera” coincide pure con la stanza di uno spazio abitativo/atelier tra le cui pareti converge “Camera F”. L’obiettivo è di creare un percorso creativo del tutto indipendente, in cui i contenuti prevalgono sulla forma. L’intenzione è di coinvolgere altri artisti provenienti da differenti settori, per poter sperimentare nuove forme visive, presentando poi i risultati man mano che emergeranno. Il progetto prevede una esposizione all’anno con l’edizione di un giornale “Camera F“, nel quale far dialogare fotografia, grafica e letteratura. Il prossimo uscirà probabilmente in coincidenza di Open Gallery #13 in aprile. Per tenersi aggiornati sugli appuntamenti: https://www.facebook.com/cameraeffe/

 

“Barcodes” è un progetto di rottura rispetto alla tipologia di fotografia tendenzialmente iconoclasta (dal greco – eikón, “immagine” e – kláo, “rompo”) svolta dall’autore, come per esempio il progetto Ritratti Metropolitani. Volendo dare un’etichetta a questa nuova serie, possiamo parlare di una fotografia astratta, estremamente estetica e iconodula (in ambito cristiano, è il culto “dulia” reso alle immagini, le “icone”), inizialmente svolta con un approccio architettonico / urbanistico, che reitera il reale nei suoi stessi motivi (patterns), producendo visionari paesaggi / sistemi di stampo dickiano. Il progetto viene definito dal suo autore come “pura ucronia documentaristica”, poiché sviscera il tempo frastagliandolo in spazialità. Questi simulacri cinetici svolti in “one take” (ovvero senza l’ausilio di lavorazioni in post-produzione) rispettano quell’inconscio ottico / tecnico (Benjamin/ Vaccari), celebrato nelle sue derive più meccanico-psichedeliche in “Printer Damage”. Questa nuova ricerca è considerata per la sua tecnica paratattica, onnivora perché può inglobare diversi generi fotografici, spostandosi per esempio dal livello documentaristico a quello ritrattistico, senza stravolgerne la sua natura. Barcodes è un simulacro cinetico che può esser apprezzato come un naturale continuum delle avanguardie storiche.